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Pagina 2 di 3 Allo stesso modo, il lampadario Campari Light di Raffaele Celentano non serve semplicemente per fare luce, ma rimanda alla mitica bottiglia progettata da Depero per Campari negli anni trenta (e al Futurismo). C’è qui il gusto della citazione, tipico del postmodern, ma anche quello dello spiazzamento e della sorpresa, che scaturiscono non appena si realizza che la luce proviene proprio da quelle bottiglie (Campari) che non si capiva come mai fossero là sopra! La sorpresa è il leitmotiv di questa camera: dal Pop al postmodern fino ai nostri giorni. Cosa saranno mai quelle tre bocche che ammiccano sulla parete? Bisogna chiederlo a Veronica Voronova, l’autrice di My three Girls: tre bocche seriali che richiamano le opere seriali di Warhol; si pensi alle lattine Campbell, ma anche le labbra delle variopinte Marilyn (ritratti multipli). Sensualità e morbidezza, dunque, non solo nelle due dimensioni: il Movimento Pop ispira tutto un design frizzante e libero da preconcetti (formalistici e non). Uno degli esempi più eclatanti è senz’altro la Panton Chair di Verner Panton: un progetto davvero ingegnoso – interamente in plastica – che trasforma gli angoli rigidi della Zig-zag di Rietvelt (Geometria) in una delle sedie più morbidamente sensuali mai prodotte. Panton è designer eccellente ma anche un visionario creatore di scenari immaginifici. Lo ricorda Raffaella Giamportone col suo Omaggio a Panton, una fotografia dalle tinte forti che rimanda ermeticamente alla nota – e fantasmagorica – esposizione Visiona dello stesso Panton. Altro oggetto cult del design Pop (e del design italiano in generale) è senz’altro il Sacco (Jonathan De Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi): una poltrona informe, o meglio che assume la forma di chi vi si siede per consentire ampia libertà d’accomodamento. L’idea era quella di realizzare un pezzo super-versatile, che tenesse conto delle esigenze sbarazzine e informali dei giovani degli anni sessanta. La cosa è però ridicolizzata in Fracchia e la belva umana quando Paolo Villaggio (Fracchia) non riesce a mantenere una posizione stabile sul Sacco e finisce puntualmente per sprofondare sul pavimento. Così, oggi il Sacco è anche una contro-citazione o una cripto-citazione cinematografica. Il riferimento a circostanze aliene dal progetto funzionalistico – ai mass-media in generale e al cinema in particolare – è infatti tipico del pop, ma anche del postmodern e del design odierno. In breve, si guarda ad altro per favorire quel sottile gioco d'associazioni mentali che fanno esplodere l’emozione. Questa tendenza è chiaramente ripresa da Elena Gemma, che riveste l’armadio con un collage di locandine cinematografiche e il tavolo-mensola con immagini tratte dal mondo dei fumetti, un chiaro richiamo al periodo pop. Analoghe considerazioni valgono per il Gay Pride di Antonio Scontrino, anche se questa sequenza fotografica, oltre al riferimento mass-mediatico e alla stravaganza che zampilla da ogni singola foto (!), aprirebbe tutto un discorso sull’importanza crescente che gioca la costruzione degli eventi nell’odierno design strategico. Perfino la tela Rivitalizzarsi di Angelo Arrigo, al di là dell’intenzione (tra il mistico e lo spirituale) di produrre nell’osservatore una sensazione rigenerante, ricorda curiosamente – ma non a caso – il tradizionale rullino fotografico.
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