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Pagina 2 di 2 Stessa genialità costruttiva traspare dalla lampada a sospensione Parentesi, che può essere ruotata di trecentosessanta gradi e liberamente sistemata lungo un filo verticale grazie alla forma a parentesi del gancio metallico che non cade grazie alla frizione meccanica col cavo in tensione.
Tale genialità si accompagna in Castiglioni al gusto per la contaminazione e l’assemblage. Si pensi tra l’altro allo sgabello Sella (nella caffetteria) o alla Lampadina da tavolo: un apparecchio ready-made costituito da grossa lampadina parzialmente smerigliata per controllare il riverbero, portalampada con interruttore e base ottenuta da una bobina di alluminio per registratori, utile per arrotolare il filo in eccesso o fissare la lampada al muro. Sperimentazione progettuale mescolata a contaminazione e contrasto è quindi il leitmotiv di questa camera. Lo dimostrano i 2C workshop nella scrivania Conté con armadio in legno incorporato che scorre lungo la superficie metallica. (Quale altra soluzione avrebbe garantito un armadio agli ospiti di questa camera?) Nella stessa direzione, va inteso Wow, Window On the World (Andrea Liguori, Daniele Orlando e Riccardo Scalisi): cornice per televisore al plasma, ma anche mensola e, se si guarda con attenzione, specchio. Nulla è come sembra, bisogna vedere Oltre l’apparenza nella fotografia di Antonio Scontrino, che raffigura una donna specchiata mentre si rade la barba. L’omaggio a Castiglioni è dunque doveroso, e proviene dalla lontana Bielorussia: Veronica Voronova lo paragona a un gatto, creatura agile e dalle mille risorse inventive; non a caso, il felino nero con macchie bianche riposa su una calotta semisferica bucherellata che allude alla famosissima lampada Arco dello stesso Castiglioni. Ancora castiglioniana è la vitalità che esplode nel Carnevale di Angelo Arrigo, una tela sfavillante che riflette la creatività e la ricchezza iconica del design italiano: libere macchie di colore su fondo bianco che risalta per contrasto sulla parete nera di fondo. Altro protagonista indiscusso del design italiano è Vico Magistretti, che rivive qui nella sedia Selene, una delle prime sedie interamente in plastica degli anni sessanta, priva delle mastodontiche gambe che caratterizzavano invece le sedie di allora: la trovata geniale sta proprio nella sezione delle gambe, la cui forma ad “esse” permette alla sedia di resistere bene agli sforzi di compressione. Ma il pezzo più famoso di Magistretti è forse l’Eclisse, una lampada da tavolo composta da tre semisfere che riproducono l’ambiguità luminosa dell’omonimo – e fascinoso – fenomeno astrale, in un gioco di rimandi che va dalla purezza geometrica delle forme Bauhaus alla carica seduttiva di quelle Pop. Rivoluzionaria e arcinota è poi la lampada Tizio di Richard Sapper, sulla scrivania Conté: un progetto molto arguto che, oltre ad una felice riduzione tecnica, deve la sua fortuna a un semplice gioco di pesi e contrappesi che ne permettono l’assoluta mobilità. Altrettanto arguta, nonché magica e ironica, è la sedia Superleggera di Giò Ponti: una celebre riedizione della tradizionale sedie di Chiavari super-alleggerita attraverso la riduzione dei suoi componenti e soprattutto l’accattivante rastremazione delle gambe è oggetto dell’opera di Silvia Gentile intitolata per l’appunto Gio’ Ponti e la Superleggera: il designer, nel suo processo creativo, immagina una ballerina che libra sollevando la sedia con un dito! Lo specchio Nessun dorma/Magia e Ironia (Andrea Gianni e Concetta Modica) propone lettere magnetiche colorate, fissate in posizioni instabili richiamando le atmosfere e l’ironia di Bruno Munari. Queste ruotano su un perno ma non cadono, evidenziando un nonsense, una magia. Nello specchio è poi inserita una girandola, oggetto strutturato e magico, fatto non per il corpo ma per lo spirito. Ancor più surreale è la presenza delle mitiche macchine da scrivere nei cubi-comodini in vetro: la prima è la Lettera 22 di Marcello Nizzoli (Olivetti), una portatile che afferma nel mondo lo stile italiano e diviene presto una sorta di icona dell’epoca del giornalismo: la seconda è la Valentine di Sottsass (Olivetti), che gioca tutto sulla sua forza simbolica e introduce il tono emozionale del design Pop che caratterizza la (prossima) camera sulla Stravaganza…
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