Progetto Leggerezza
La leggerezza nel Movimento moderno è tema che richiama le esperienze progettuali, tra gli anni venti e trenta (e poi di riflesso nel dopoguerra), contrassegnate da rigore formale e funzionalismo non disgiunto da intenti estetici.
L’opera più rappresentativa della camera è forse la sedia a oscillazione libera (o a sbalzo) di Marcel Breuer. Questa è senz’altro una delle icone del Movimento moderno e certamente l’oggetto (cult) più noto del
Ancora bauhausiana è Walking up and down di Antony Scontrino. Il fotografo italo-americano ritrae un’istallazione newyorchese, ma si rifà alle sperimentazioni fotografiche di László Moholy-Nagy (versatile docente del Bauhaus): prospettiva accentuata, taglio drammatico, rilevamento d’un particolare in modo da decontestualizzarlo e gioco d’ombre; da notare a sinistra lo scorcio d’un grattacielo con la sua prorompente (e moderna) modularità. Per altro, Walking up and down ricorda un noto fotomontaggio d’Iwao Yamawaki (studente del Bauhaus) che mostra i gendarmi nazisti mentre calpestano i palazzi dell’architettura moderna e costringono gli studenti della scuola ad abbandonare il campo.
Di fronte, appare sorprendentemente il Lottatore di Beppe Madaudo. La presenza del lottatore di sumo, che si ripete nell’albergo (i Lottatori della hall), innesca una curiosa dialettica con le farfalle dello stesso Madaudo (il quadro Farfalla della hall e la scultura Farfalla della caffetteria): i lottatori, pesantissimi nella realtà fisica, trasfigurati esteticamente nella superficie variopinta del quadro divengono eterei; le farfalle, che sembrerebbero galleggiare nell’aria, assumono qui una solenne forza materica. Nella camera sulla Leggerezza, il Lottatore madaudiano è in effetti fuori contesto: sia per la tecnica di rappresentazione (il Movimento moderno rimpiazza l’“arte da cavalletto” con la più oggettiva fotografia) sia per la presenza nel quadro delle pietre blu (aggettanti) che lo appesantiscono. Tuttavia, il fatto che il lottatore sia celeste lo rende meno dissonante e lo sfuma anche facendolo sembrare una specie di genio della lampada con la sua intrinseca impalpabilità.
C’è poi una nicchia decisamente densa. In primo piano, spicca la poltrona Barcellona di Mies van der Rohe, uno dei protagonisti del Movimento moderno e terzo Direttore del Bauhaus; con le sue catteristiche lamine d’acciaio, si tratta di uno dei pezzi più suggestivi – ed eleganti – della storia del design. Dietro, si scorge il Tavolino regolabile di Eileen Gray: d’un semplicità e d’una bellezza geometrica straordinarie. Sul tavolino, riposa la lampada MT8 di Wilhelm Wagenfeld (anch’essa progettata nei laboratori del Bauhaus): una calotta semisferica su supporto cilindrico e base circolare; una sintesi quindi di arte e tecnica che riflette la propensione bauhausiana (di matrice De Stijl e costruttivista) per le figure geometriche elementari. Sempre nella nicchia, la fotografia digitale di Andrea Chisesi richiama l’estetica del tubolare metallico (e la sua pretesa internazionalistica), mentre il look della fanciulla (su poltroncina moderna) ricorda curiosamente certe acconciature degli anni trenta (Eileen Gray e Marianne Brandt).
Lo specchio Nessun dorma/Leggerezza (Andrea Gianni e Concetta Modica) rilancia i caratteri del normografo, tipici di Le Corbusier (altro grande protagonista del Movimento moderno). Questi sono ritagliati, sottratti al materiale – cosa che alleggerisce l’artefatto – mentre il filo teso dal corpo in piombo richiama le linee pure, ortogonali dell’architettura moderna.