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Pagina 2 di 2 Guardando al De Stijl, Gaetano Arioti e Onofrio Magro progettano la Libreria neoplastica, fortemente ispirata alla pittura di Bart van der Leck con i suoi peculiari segmenti rossi, gialli e blu su fondo neutro: la libreria-sistema di mensole, quando è vuota, diventa una sorta di quadro à la van der Leck e, dotata di led retrostanti, emana anche una luce atmosferica. Sulle atmosfere gioca pure la lampada Deco di Giovanni Cangemi; col suo modulo quadrato, oltre a (cripto-)citare le avanguardie costruttive in generale e il “modo di pensare quadrato” di van Doesburg in particolare, si proietta – per definizione – verso il panorama metropolitano dell’art-design Deco statunitense con la sua aspirazione al grattacielo. Non meno ingegnoso è il posacenere Flower di Daniele Grande, che allude al fiore metallico e policromato di Giacomo Balla, mescolando la citazione futurista con la crudezza meccanico-materica del Costruttismo. In modo forse ancor più esplicito, Veronica Voronova rilancia il linguaggio costruttivista di El Lisitskij: l’illustrazione digitale Bird, nella tipica triade cromatica dell’avanguardia sovietica (rosso, bianco, nero), è una chiara citazione del famoso poster Batti i Bianchi con il cuneo rosso: figure geometriche elementari rappresentano importanti simboli politici (il cuneo rosso della Rivoluzione e il cerchio bianco della Reazione zarista). Di fronte, Maria Fratusco parla invece il linguaggio di Fortunato Depero; inequivocabile il suo Gilet futurista in vetro – antineutrale, coloratissimo e festoso – dove zampillano allegramente colori primari e carnevaleschi, indomabili quadratini. Sul letto (un piano orizzontale blu perché, come recitano le teorie neoplastiche, blu è la linea dell’orizzonte), si svolge il trittico di Alex Mihailove: le figure geometriche elementari elevate alla terza dimensione – cubo, sfera, piramide – cominciano però ad ammorbidirsi assumendo un sapore fluido, sinuoso e vagamente sensuale, che sembra promanare dalla contigua camera sulla Fluidità. L’epoca delle rigide geometrie volge al termine, come suggerisce la lampada Lodovico di Renato Marsala, che loda Vico Magistretti. Il rimando, però, è soprattutto alla nota lampada appesa di Rietveld (e quindi al De Stijl): lì tre bracci cilindrici, sospesi da fili verticali, venivano a trovare configurazione ortogonale sugli assi cartesiani; qui si articolano invece secondo i sinuosi intrecci dei serpenti metallici che li sostengono. Un discorso a parte va fatto per la serie di specchi Nessun dorma di Andrea Gianni e Concetta Modica, che presentano in ogni camera il medesimo supporto specchiante caratterizzando ciascuno specchio in modo da rappresentare il tema con un particolare carattere “tipografico” e un oggetto-simbolo. La frase-slogan Nessun dorma, tratta dal Turandot di Piccini, diviene così la parola d’ordine di Suite d’Autore: lo specchio incita a non dormire, suggerendo all’ospite di godere quanto più possibile le bellezze della camera. Nessun dorma/Geometria esibisce un ingranaggio, una ruota dentata – oggetto di culto del Costruttismo e simbolico dell’estetica meccanica di van Doesburg – mentre la frase è scritta con tratti retti e archi di cerchio, ancora una volta nei colori dell’avanguardia: rosso, bianco e nero.
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