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Pagina 1 di 3 Se le altre camere offrono momenti ideali della storia del design dall’inizio del Novecento al giorno d’oggi, la Fluidità è tema che taglia trasversalmente tutta la storia del design emergendo puntualmente, fino a diventare paradigmatico d’un determinato periodo, per lasciare poi spazio a tendenze più geometricamente lineari come il cosiddetto “stile Bauhaus” degli anni venti, l’approccio ulmiano degli anni cinquanta-sessanta o il Minimalismo degli anni novanta. Questa camera è dunque un mix – vario ed eterogeneo – d’artefatti che, pur avendo comuni assonanze formali, rappresentano circostanze progettuali molto diverse. Questo excursus comincia con l’Art nouveau, una maniera nuova d’intendere l’arte (applicata), a cavallo tra il secolo XIX e XX, contrassegnata dalla predominanza della linea curva che dà luogo a una natura lussureggiante ed elegantemente stilizzata. Una piacevole citazione del Modernismo catalano (la versione spagnola dell’Art nouveau) è lo pseudo-specchio di Beppe Madaudo; sul retro si apprende: “Omaggio a Gaudí”, da un’idea di Dario Russo, Beppe Madaudo fecit pasta di vetro di Maria Fratesco. Si tratta d’una scultura policroma in pasta di vetro che colpisce per il fatto che nella parte inferiore, dove s’interrompe la cornice, la materia specchiante sembra colare come se si stesse sciogliendo. Tale opera ha dunque un sapore (pre-)surrealista (si pensi agli Orologi molli di Dalí).
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