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Pagina 2 di 3 Altro chiaro riferimento all’Art nouveau è il tavolo basso Arabesque di Carlo Mollino. Il progetto è degli anni cinquanta, quindi post-Art nouveau o post-Liberty, ma il forte carattere fitomorfico, che quasi rende organico l’inorganico, non lascia molti dubbi sulla sua matrice ideativa. Ancora organica (perfino nel nome) è la sedia Tulipan di Eero Saarinen, emblematica del design americano degli stessi anni e degli arredi, tra la gli States e la Scandinavia, che si risolvono in morbide “conchiglie ergonomiche”. Certamente ispirato da quegli oggetti – tra il fantastico e l’onirico – è lo sgabello Pibi Shelley di Salvatore Buda: tale oggetto, che schiaccia forse l’occhio al celebre spremiagrumi di Philippe Starck degli anni novanta, sembra emergere dal pavimento per ergersi con metamorfica fluidità Il divano Bocca, progettato dallo Studio 65, è invece uno degli oggetti più accattivanti dello scenario Pop. Ispirato alla celebre istallazione di Dalí degli anni trenta a mo’ di ritratto dell’attrice hollywoodiana Mae West – la cui bocca era una sorta di prototipo del nostro – in Suite d’Autore la Bocca seduce ancora con le morbide curve e un’abbondate carica di sensualità. La citazione dell’istallazione surrealista di Dalí risulta ancor più esplicita non appena si osserva la libreria che sovrasta il divano. Questa, la Bookworm di Ron Arad, può assumere sulla parete le forme più fluide, fino a sembrare un rampicante che colonizza organicamente la superficie sulla quale procede. Sulla Bocca però prende la forma di due occhi con ciglia esorbitanti, che completano il curioso ritratto “postmoderno”. Una sensualità non meno suggestiva traspare poi dall’opera di Andrea Chisesi: s’intitola Amore e vortice – la tela che riveste le ante dell’armadio – ed è un impattante mix di pittura e grafica digitale che ricorda certi modi di Gustav Klimt (quindi la Secessione viennese e ancora una volta l’Art nouveau austriaca) e le contorsioni di Egon Schiele. Al centro della camera, emerge il letto tondo Around Bed di Giovanni Cangemi; emerge perché sembra appunto venir fuori dell’acqua, da un vero e proprio pavimento liquido, che reagisce interattivamente sotto la pressione del piede. Così tale letto può essere metaforicamente inteso come un’isola nel mare; una circostanza progettuale tuttavia molto tecnologica che produce, rispetto alla volta affrescata del seicento, un notevole contrasto antico-moderno.
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